VENEZIA NELLE FOTO ANTICHE

Venezia, «la città dove i colombi camminano e i leoni volano», disse Jean Cocteau, la città delle case e delle chiese costruite sull’acqua, percorsa dalle vene silenziose della laguna, da dove già salpò, per il lontano e sconosciuto Oriente, la nave di Marco Polo, la cui casa, in Campo del Milion, si può ancora ammirare con la corte, le colonne e i rilievi dai disegni bizantini.

Venezia, unico e ancora palpitante specchio in Europa dell’antica e gloriosa Bisanzio, mostra i destrieri di bronzo sull’ingresso della basilica d’oro, dove riposano i resti terreni dell’apostolo Marco.

Venezia, meta di poeti, scrittori, artisti e vagabondi, luogo dove il Carnevale è fissato con decreto dogale fin dal XIII secolo, dove Aldo Manuzio compose i segni perfetti dell’alfabeto latino, dove per secoli si stamparono libri senza censure, è oggi segno romantico del turismo internazionale e coppie vi giungono dalla Cina, dal Giappone o dalla Russia per recitare una seconda volta i propri riti matrimoniali sulle rive del Canal Grande o nel marmoreo salotto di piazza San Marco per poi danzare, al suono di una fisarmonica gitana, in un campiello legato alla città da antichi ponti.

Venezia, dove ci si può smarrire e ritrovare, perdere e dimenticare i legami col mondo e ascoltare, di notte, lo sciacquio dell’acqua dei rivi e all’alba la voce delle campane.

Il volto di Venezia non è triste né allegro, non serio né severo, ma attento, in ascolto, confidente, complice e amichevole.

Venezia nella sua arte, descritta sulle tele nei saloni dei palazzi e sugli altari delle chiese, in mostra nelle sale dei musei, mentre campanili e cupole fanno girare il panorama della città, è stata musa dei Bellini e di Giorgione, di Tiziano, di Tintoretto e di Tiepolo, di Canaletto e dei Guardi, di Turner e di Monet, ma anche dei grandi maestri della fotografia dell’Ottocento: Carlo Naya e Carlo Ponti, Filippo Salviati e Tommaso Filippi.

Quando Venezia si è specchiata nelle lenti fotografiche, vi ha lasciato un’icona, che appare tanto antica quanto contemporanea, perché il mondo d’oggi non è riuscito a modificarne le fattezze.

La gondola scivola silenziosa sull’acqua, lunga più di nove metri, dai fianchi asimmetrici per permettere all’unico gondoliere di mantenere la giusta direzione e se non monta più il felze, cabina di segreti spesso galanti, né la tendina da sole, perché oggi non ne si scansano più i raggi estivi abbronzanti, continua ad essere barca del sogno, cullata dalle onde, come recitano le note della “Barcarola” di Offenbach.

Le fotografie, icone virtuali della comunicazione, segno visibile e incancellabile della memoria di ogni essere vivente, restituiscono l’emozione dell’incanto dei giorni e delle notti vissuti a Venezia o fanno sognare il viaggio promesso tra gli ori e i silenzi della Serenissima.

Alberto Manodori Sagredo

December 12, 2013

VENEZIA NELLE FOTO ANTICHE

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