Le stazioni di servizio Agip: arte on the road
1) Cortemaggiore (Piacenza), 1950
Francesco Andreani, architetto, docente universitario e assessore all’Urbanistica del comune di Terni, in Umbria, ci introduce nel suggestivo mondo delle stazioni di servizio Agip, «piccole opere d’arte del Novecento» disseminate in tutto il territorio italiano. Questo è il primo di tre articoli. I numeri tra parentesi nel testo indicano la relativa foto di riferimento.
di Francesco Andreani
Un numero impressionante di piccole opere d’arte del Novecento segna il territorio italiano, traccia spesso decaduta di un’altra età dell’oro dell’architettura italiana.
La maggior parte delle stazioni di servizio Agip – queste sono le opere d’arte – furono realizzate da un architetto dal nome provinciale e banale, Mario Bacciocchi da Fiorenzuola d’Arda, figlio di tipografo, uno dei grandi architetti italiani che la storia ignora e lascia alle cronache successive.
Furono costruite a partire dagli anni Cinquanta per l’Eni di Enrico Mattei, che nutriva per Mario una particolare fiducia operativa e anche ideale, dopo il lavoro per Metanopoli, nel quale Bacciocchi aveva realizzato progetti urbanistici e architetture di dettaglio fino all’ideazione dello stesso nome di Metanopoli, intuizione felice e pubblicitaria che indicava valore e forza delle nuove realtà dell’Eni del dopoguerra.
Una grande pensilina in cemento armato, bianca, sottile, raffinata, con un profilo simile ai semplici diagrammi di carico uniforme, nasceva dal suolo e avvolgeva ora il piccolo chiosco del benzinaio ora la grande stazione di servizio (1). Furono tredici le varianti dello stesso modello, dai piccoli chioschi che ancora oggi sembrano lasciti di una modernità imprevista nel paesaggio italiano, alle grandi stazioni di servizio, con bar, ristoranti, negozi, avvolti tutti da questa straordinaria pensilina, bianca, semplice, costruttiva (2,3,4).
Moderne, funzionali e accoglienti, le stazioni di servizio furono costruite dal ’53 al ritmo di duecento l’anno, simbolo di una società italiana, l’Agip di Eni, che mirava a scalzare nel cuore e negli affari degli Italiani la prevalenza delle multinazionali straniere, la Esso, la Shell, la BP.
L’Agip conduceva in prima persona l’ospitalità ai viaggiatori mentre le multinazionali straniere delegavano ai privati i servizi di ristoro e accoglienza. Mattei e Bacciocchi ingaggiarono una serrata battaglia, fatta di comunicazione pubblicitaria e suggestione delle strutture di servizio (5), gli altri risposero alleandosi con altri italiani amatissimi come Pavesi e Motta e realizzando magnifici edifici a ponte, indelebili nella storia del nostro Paese e della nostra cultura (6).
Battaglia commerciale unica, affascinante e feconda, della quale l’architettura fu arma non effimera.
(Bibliografia: Aa. Vv., “On the road”, edizioni 24 Ore Cultura, Milano 2011.
D. Deschermeier, “Avventure urbanistiche e architettoniche dell’Eni di Enrico Mattei (1953-1962). Tra progetto e strategia aziendale”, Bologna 2007).
Photos via: ©Archivio fotografico Eni, ©www.retrofutur.org
2) Arpino (Frosinone), 1957
3) Macomer (Nuoro), 1957
4) Moncalieri (Torino)
5) Pubblicità, 1959
6) Autogrill Pavesi, Galliate (Novara), anni Sessanta










