Le prede letterarie di Valvasone
A Valvasone (dal 2015 Valvasone Arzene, comune in provincia di Pordenone, Friuli-Venezia Giulia) lo scrittore Pier Paolo Pasolini, friulano di Casarsa, si inventò una favola per far capire ai ragazzi di una scuola media – in cui, tra il 1947 e il 1949, lavorò come insegnante – le desinenze della seconda declinazione latina: -us, -er, -um.
“C’era una volta un mostro che si chiamava Userum”… Si trattava di un mostro che pretendeva da un villaggio vittime umane (fanciulli e fanciulle) da divorare, finché arrivava un cavaliere (un giovane generoso) che affronta il mostro e lo uccide non senza difficoltà in quanto esso è triforme: “Us”, che si getta nel lago, “Er” che ripara nel bosco, e “Um” che si arrampica tra le rocce. La leggenda di san Giorgio, l’Ariosto, il duello degli Orazi e i Curiazi: una vera macchina. Ma mi servì, allorché rapidamente e senza colorito nella voce (in quanto ero stato “attore” già nel narrare la favola) dichiarai che Us era “amicus”, Er “puer”, Um “donum”, che l’intero mostro era dunque la seconda declinazione, che io ero il giovane che venivo a salvare essi, i fanciulli, dal sacrificio
(P.P. Pasolini, “Dal diario di un insegnante”, articolo in “Il Mattino del Popolo”, 29-2-1948).
Il bellissimo borgo ha dato i natali a un altro letterato, venuto al mondo quattro secoli prima di Pasolini, quell’Erasmo di Valvasone noto soprattutto per due poemetti, l’“Angeleide” (che Milton compulsò in margine alla stesura del suo “Paradiso perduto”) e “La caccia”, composizione in ottava rima dedicata all’arte venatoria.
Le prede protagoniste di questi ultimi versi non assomigliano però a Userum, ma ad animali in carne ed ossa.
©Carmelo Raineri, ©Giuliana, ©Mauro










