La Centrale Montemartini di Roma, elettricità olimpica
La Centrale termoelettrica Montemartini è stata il primo impianto pubblico di produzione di elettricità di Roma. Fu realizzata nel 1912. L’anno precedente, il poeta italiano Corrado Govoni aveva pubblicato le sue “Poesie elettriche”, invaghitosi, come molti artisti di quell’inizio secolo, del Futurismo e dell’esaltazione che i suoi elettrici militanti facevano della tecnica e del progresso.
Quando la Centrale apre i battenti a Roma il progresso s’accampa nei pressi dell’antico Tevere con colossali motori diesel, modernissimi turboalternatori e imponenti caldaie a vapore.
Nelle grandi sale della Centrale si scatena una tempesta di decine di migliaia di kilowatt e l’energia tracima da quelle solide mura incominciando a generare il movimento e i lampi di luce della città dell’avvenire.
Ma il futuro, si sa, non sta mai fermo e il domani diventa in fretta archeologia. Così la Centrale Montemartini si spenge, agli inizi degli anni Sessanta, trasformandosi, dal 1997, in un bellissimo museo nelle cui sale oggi è possibile godere del vertiginoso straniamento originato dall’accostamento fra i vecchi macchinari e i capolavori della scultura antica provenienti dai Musei Capitolini.
Un piccolo viaggio nel tempo fra archeologia classica e archeologia industriale in un luogo in cui gli dei dell’antichità guardano con olimpica ironia i resti di un elettrico futuro che è già storia.









