«Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te». Così l’arcangelo Gabriele si presentò a quella ragazza «umile e alta più che creatura», come la descrive Dante al termine del suo viaggio oltremondano, nell’incipit del XXXIII canto del “Paradiso”.
Maria rispose con un semplice “sì” all’inatteso annuncio della sua maternità divina: «Ecce ancilla Domini, fiat mihi secundum verbum tuum», «Ecco la serva del Signore, mi accada secondo la tua parola».
Una storia, quella dell’Annunciazione, tra le più rappresentate nella storia dell’arte, non solo italiana.
Beato Angelico (1395-1455) vi si cimentò più volte, e la pala quadrata di Cortona, attualmente conservata nel locale Museo diocesano, è il primo grande capolavoro dell’artista toscano. Databile con molta probabilità al 1430, è frutto di una commissione giunta al frate pittore da un mercante di tessuti.
Maria, seduta in un portico circondato da un giardino recintato, simbolo di castità (l’allusione è all’“hortus conclusus” biblico e, quindi, alla purezza virginale di Maria), ascolta e risponde all’Arcangelo, provvidenzialmente rovesciando con il suo obbediente assenso l’antica disobbedienza di Adamo ed Eva, la cui cacciata dall’Eden è raffigurata nell’immagine piccola in alto a sinistra.
Il dialogo fra i due, iscritto sulla tavola in lettere d’oro, è simile a un fumetto, con le parole che fluiscono dalle bocche dei protagonisti.
La luce che intride la scena è il preludio alla luce che di lì a nove mesi entrerà nella storia del mondo.
L’Annunciazione di Cortona, la luce del Beato Angelico


