Due è il numero del dilemma, dell’alternativa fra una coppia di opzioni. Due sono gli invasi del Lago di Pilato, blandamente uniti in una forma detta “ad occhiale” quando le precipitazioni abbondano, ma nettamente divisi quando l’acqua diminuisce.
Chi non sceglie nel dilemma è un ignavo, come il Ponzio Pilato adombrato da Dante nell’“Inferno”.
Il nome di questo specchio d’acqua glaciale marchigiano – uno dei rarissimi laghi appenninici di tipo alpino – deriva da una leggenda secondo cui il corpo del prefetto di Giudea, e giudice nel processo contro Gesù, sarebbe finito sul suo fondo dopo la morte inflittagli da Tiberio.
Il Lago di Pilato – nell’antichità detto anche “Lago della Sibilla”, altro nome “ambiguo”, data la notoria ambivalenza dei responsi delle mitologiche profetesse – è un ricettacolo di leggende inquietanti.
Ma soprattutto è un posto affascinante. Nel quale sopravvivono non solo favole, ma anche piccoli crostacei, i “chirocefali del Marchesoni”. Sono animaletti “endemici”, cioè presenti solo e soltanto qui, e in nessun altro luogo del mondo.
In questo caso non c’è alternativa.
Photos via:
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Il Lago di Pilato, fascino e dilemmi


