Il pulpito del Duomo di Ravello e una Gioconda medievale
Il pulpito del Duomo di Ravello fu realizzato nel 1272 dallo scultore Nicola di Bartolomeo di Foggia, che rispose all’incarico affidatogli da Nicola Rufolo, appartenente all’importante famiglia ravellese.
Secondo lo storico dell’arte meridionale Francesco Abbate, il bellissimo manufatto ripete, a un secolo di distanza, la tradizione campana dell’ambone quadrangolare sorretto da colonne e decorato da mosaici
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Lo studioso ritiene che a caratterizzare il pulpito maggiore di Ravello, accanto all’esuberante manto musivo, siano però le sculture: i capitelli “cesellati”, le due testine ridenti al di sotto del lettorile, ancora preziosamente aderenti al fresco naturalismo del gotico di Reims (e poste come sono in una parte del pulpito non facilmente visibile, le due teste fanno pensare a un omaggio dello scultore ad affetti molto privati); ma soprattutto l’enigmatica figura femminile che la tradizione popolare ha identificato poeticamente con Sigilgaita Rufolo, moglie del committente. Incoronata da una corona che pare la trasposizione di capitelli gotici, illeggiadrita dai lunghissimi pendenti di foggia costantinopolitana, in posa frontale come un’icona bizantina, la testa femminile ha la vitalità di un ritratto, nell’epidermide animata da sottili vibrazioni, nella bocca semiaperta ad accennare un mezzo inquietante sorriso (come una Gioconda medievale), nella leggera asimmetria degli occhi che nega ogni fissità di tipo bizantino
(F. Abbate, “Storia dell’arte nell’Italia meridionale, Donzelli, Roma 1998).










