I tavoli di Mangiarotti, la materia e i limiti
Il grande architetto e designer milanese Angelo Mangiarotti, scomparso recentemente (1921-2012), spiegava che «il materiale sta al design come il cervello sta al pensiero». Il progetto di un’opera, a suo avviso, non deve puntare alla perfezione formale, non deve perseguire il raggiungimento di un obiettivo estetico che enfatizzi la riconoscibilità di uno stile («penso che le opere più riuscite siano quelle non firmate», ebbe a dire in un’intervista), ma un modo attraverso cui far parlare il materiale utilizzato – o, meglio, la “materia” utilizzata, avrebbe corretto lui – col suo specifico linguaggio.
E, soprattutto, il designer e l’architetto devono cercare di rispondere concretamente alle necessità di chi si servirà di quell’oggetto e di quella casa nella quotidianità. Bisogna evitare, diceva, di fare cose «inutili e dannose» e rispettare «le esigenze concrete dell’utenza, che ha i suoi limiti, per fortuna…».
Per questo nel suo orizzonte creativo «la correttezza del processo progettuale è quasi più importante della qualità del prodotto».
Tra gli oggetti di design creati da Mangiarotti ci sono i tavoli di marmo, come i famosi “Eros” ed “Eccentrico”.
Ecco un’antologia fotografica di questi meravigliosi mobili, fabbricati per amor di materia e limiti.










