I fiumi di Bernardo Bellotto, il Canaletto

"Veduta di Verona con Castelvecchio e il ponte Scaligero da monte dell’Adige", XVIII sec., olio su tela, Fondazione Cariverona, Verona

Ecco i fiumi del grande pittore veneziano Bernardo Bellotto (1721-1780), di cui abbiamo già gustato una scelta di panorami su tela d’ambientazione romana.

Bellotto – che divide il proprio soprannome “Canaletto” con l’illustre zio, Giovanni Antonio Canal (1697-1768), da cui andò a bottega all’inizio della propria carriera – è protagonista di una pièce teatrale scritta da Cesare De Seta, nella quale lo scrittore napoletano ha immaginato il celebre vedutista impegnato in conversari con suoi colleghi.

Eccone un paio di stralci in cui si parla di Roma, il cui fiume Tevere è tra i famosi corsi d’acqua italiani protagonisti dell’antologia di quadri che presentiamo qui.

Quando decisi di andare a Roma, e non so se mio zio ci sia mai stato col nonno di cui porto il nome, avevo vent’anni: vi giunsi nell’inverno del 1742. Era una città enorme che quasi mi spaventò, e pioveva ininterrottamente. Mi precipitai in giro per la città nonostante la pioggia, e scorsi nella nebbia il Colosseo da Campo Vaccino. Tutto mi sembrò irreale, quasi favoloso.

Ripresi il porto disponendomi sulla stessa sponda: adottando un taglio prospettico centrato. Difatti la bella architettura del porto si vede appena di scorcio: ero più interessato a questa riva, alla quinta di edifici con Palazzo Borghese in primo piano, all’elegante fabbrica disposta sul fondo dove convergono le linee di fuga. Soprattutto indugiai sui personaggi che s’aggirano intorno: mi ritrassi – come feci poi in altri dipinti – dietro la tenda disposta come parasole. In modo simile non mi pare che si era mai rappresentata la riva del Porto di Ripetta (C. De Seta, “Venezia e Moby Dick”, Neri Pozza, Vicenza 2016).

July 6, 2016