Baci postali

Baci, e ancora baci. Catullo ne desiderava innumerevoli, mille, per incominciare, e «poi altri cento, poi altri mille, poi ancora altri cento, poi di seguito mille, poi di nuovo altri cento…».

Anche il pittore Giovanni Nanni (1888-1965) li amava. E ne disegnò parecchi per illustrare le cartoline postali. Sono baci viaggiatori, affrancati e spediti per suggellare amori lontani, confermare inossidabili fedeltà (o clandestini tradimenti), per esprimere l’emozione ineffabile di un addio o di un arrivederci.

Alcuni sono baci alla francese – o alla fiorentina, che è lo stesso – che gli amanti si scambiano con le mani nelle mani, o sulle spalle e nei capelli l’uno dell’altra. Baci preceduti da sguardi languidi e sognanti, seguiti da dolci spossatezze, lasciati al buio d’occhi chiusi per non farsi distrarre da inutili particolari.

Un campionario di effusioni che potrebbe non finire mai, perché, come scriveva Marcel Proust, «ogni bacio chiama un altro bacio».

March 17, 2014