Palazzo Biscari, musica e barocco siciliano
A Catania c’è uno dei più begli edifici barocchi d’Italia: è Palazzo Biscari, la cui costruzione si protrasse dalla fine del XVII secolo fino alla seconda metà del successivo. Era la dimora dell’antica famiglia patrizia siciliana dei Paternò Castello.
Nel salone delle feste, in stile rococò, si tenevano feste musicali, e ancora oggi ospita concerti. Come si racconta in un romanzo di Ottavio Castellani di qualche anno fa:
In quello stesso istante il mandolino di Rosanna Lambertini fa la sua trionfale entrata a palazzo Biscari spaziando con lo sguardo sull’ampio ingresso (nel quale troneggia, senza motivo, un pianoforte a coda). Il mandolino volteggia estasiato nell’ammirazione delle tele settecentesche che rappresentano la proprietà di Biscari, con le sue attività: vigne e bachi da seta
.
Ecco un posto degno di accogliere un’artista, un’intellettuale! Dall’ingresso passa alla quadreria con i pavimenti in maiolica policroma realizzati nel 1711 dagli artigiani di Vietri, quindi nella sala rosa, con i ritratti della famiglia proprietaria, infine nel salone delle feste, delirio rococò di stucchi e decorazioni su tre livelli, fino alla cupola della loggia della musica, con Vulcano assiso al centro del Consiglio degli Dei, alla quale i musicisti accedevano grazie a una scala a forma di nuvola
(“Sicilian Tragedi”, Mondadori, Milano 2010).
Ed ecco come l’inglese Anthony Blunt (1907-1983), storico dell’arte e agente segreto, descrive il bellissimo salone delle feste di Palazzo Biscari:
Il salone rappresenta il più libero saggio di decorazione rococò che si conosca in Sicilia. Esso ha la forma di un ottagono allungato terminante in un’alcova, che si vuole originariamente contenesse un “lit de parade”
.
Il centro del soffitto concavo è forato da un lucernario ovale, attraverso il quale l’occhio corre a una cupola esterna, decorata da un affresco allegorico, che prende luce da finestre sotto il livello della cupola interna; una galleria gira intorno al lucernario e qui, durante i balli, prendeva posto l’orchestra
.
Alla galleria porta una scala a chiocciola, armoniosamente contenuta in un vaso tra il salone e le finestre del prospetto principale. La decorazione sia del salone sia della scala non sembra aver riscontro nell’isola, anzi in tutto il Mezzogiorno, e consta di pannelli di denso stucco rococò amorosamente lavorati con un attrezzo in legno…
(“Barocco siciliano”, Roma 1968).
Ora si entri, e si dia inizio alle danze.
©Carl Burton, ©Max Milazzo, ©davidnfr, ©Giovanni Dato, ©Luigi Strano, ©Antonio Blancato, ©VINI MURGO










